Un sogno chiamato pallone

Cosa serve per creare una scuola di calcio?

CALCIO

Un prato, voglia di divertirsi, e tanti ragazzi. Tre cose facilissime da trovare in un villaggio come Manungu. Arrivati una domenica nel paese, sono nate subito le preoccupazioni, vista la completa assenza di strutture. Poco male, una volta resici conto di poter contare su una decina di ragazzi sui vent’anni per aiutarci come trainers è servito giusto un pizzico d’inventiva: due strutture di altalene come porte, calce in polvere per fare le linee del campo, e una palla comprata al mercato. Appuntamento il mattino seguente e si parte.

Al mattino alleniamo i ragazzi più grandi; il primo giorno ce ne sono 8, ogni giorno aumentano. Arriveranno ad essere oltre la quindicina. Lo scopo è insegnare loro al mattino ad allenare i più piccoli al pomeriggio, cosicchè il progetto possa continuare anche dopo la nostra partenza. All’inizio abbiamo problemi a fare rispettare gli orari ai nostri trainers, la puntualità non è propriamente una qualità zambiana / africana. Il tempo di fare amicizia, di fargli capire che non siamo li per farci due selfie in un altro continente ma che abbiamo preso davvero sul serio quella iniziativa, e anche questo problema è risolto.

Loro sono super gasati da questa “scuola calcio”: eleggono un capitano, noi gli procuriamo delle divise e iniziamo a fare delle partite anche tra i più grandi. Siamo felici e soddisfatti.

Nel frattempo al pomeriggio il numero di bambini è ingestibile, partiamo dai 30 per arrivare al termine delle due settimane ad una sessantina, per lo più non in grado di parlare inglese.

I primi giorni ce la caviamo, ci facciamo capire a gesti, in modo confusionario portiamo a termine gli allenamenti con il timido aiuto dei trainers. Poi all’improvviso scatta qualcosa e sono loro a prendere in mano la situazione e cominciano a riproporre indipendentemente gli allenamenti che abbiamo mostrato loro al mattino. E’ un successo; e cosi è continuato , sotto la nostra orgogliosa supervisione.

Si può facilmente immaginare la nostra gioia e soddisfazione quando dopo un mese dal nostro ritorno ci vengono ancora inviate le foto degli allenamenti che si svolgono 2/3 volte a settimana. Ci è anche giunta voce di un amichevole contro i bambini del vicino villaggio Solo, vinta per uno a zero.

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Perché una scuola calcio? Cosa possiamo insegnare? Ovviamente non riguarda il calcio. Noi stessi non siamo bravi giocatori. Nel nostro piccolo abbiamo cercato di dare qualcosa ai ragazzi di Manungu che va al di là del gioco del calcio in sé, dall’educazione che lo sport può dare alla voglia di fare sacrifici per ottenere un risultato, alla semplice proposta di qualcosa di alternativo ai pomeriggi trascorsi in strada.

Non abbiamo l’ ambizione di aver davvero fatto la differenza nel villaggio, ma crediamo di avere dato un piccolo aiuto, di aver posto un piccolo mattone del progetto che vogliamo continuare negli anni futuri. E nel frattempo ci godiamo l’amicizia con i ragazzi del villaggio che ci scrivono quotidianamente come se fossimo amici di lunga data.

 

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