La cura del sorriso

“Quando curi una malattia puoi vincere o perdere, quando ti prendi cura di una persona puoi solo vincere.”

Fare clown terapia significa portare un sorriso in ospedale od in ambienti difficili, cercando, attraverso un naso rosso, di far dimenticare, anche solo per un momento, tristezza e paura.

E’ proprio questo che Whanau, con alcuni dei suoi volontari forti di uno specifico percorso di formazione, ha cercato di fare durante le settimane in Zambia.

Grazie all’ospitalità ed alla fiducia accordata dal personale dell’ala pediatrica del Monze Hospital, i volontari clown, con la necessaria volontà di mettersi in gioco, sono riusciti a colorare le stanze ove numerosi bimbi erano ricoverati, con palloncini, scherzi, bolle di sapone, musica ed abbracci, colorando al tempo stesso il proprio cuore di emozioni forti e difficilmente cancellabili.

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Per la prima volta i volontari clown di Whanau prestavano servizio in un ospedale africano, ove le condizioni e l’ambiente sono ben diversi dall’abituale contesto italiano, ambiente, oltretutto, nel quale il clown non è un “personaggio” conosciuto e rappresenta quindi qualcosa di nuovo.

“Come i bimbi che abbiamo incontrato eravamo un po’ timorosi , ma allo stesso tempo curiosi…. Timori che però, tanto naturalmente quanto velocemente sono svaniti per lasciar spazio a relazioni empatiche molto profonde”

“La camminata che ha separato il nostro alloggio dalla stanza d’ospedale per il primo servizio, proprio per la novità che rappresentavamo e per la particolarità dell’ospedale, è stata pervasa da mille domande, una tra tutte .. Cosa facciamo?…Poi abbiamo visto i bimbi… e non serviva più pensare”

Questi piccoli musetti con gli occhi incuriositi invitavano ad avvicinarsi a loro e a giocare con loro, coinvolgendo i genitori ed i parenti in giochi, scherzi e richieste di palloncini.

I genitori, nonostante le preoccupazioni e il dispiacere, nel momento in cui vedevano i loro bimbi divertirsi e giocare con gioia, erano veramente contenti e desiderosi di aprirsi e chiacchierare.

I servizi prestati dai volontari sono stati 3, con la possibilità quindi di poter beneficiare bambini diversi o ritrovare bambini incontrati nel servizio precedente, con il cuore colmo di gioia quando i genitori hanno confidato “They were waiting for you”.

L’attività claunesca si è svolta poi, seppur secondariamente, per strada, tra persone che camminavano, bancarelle e taxi sfreccianti, in un atmosfera nella quale tutti sorridevano e salutavano o guardavano sbaorditi.

Quella stessa atmosfera che ha insegnato come povertà non voglia dire tristezza e che un sorriso, ancor più quello di un bambino, sia un linguaggio universale tanto potente quanto contagioso.

Michele

 

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